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La vera matrice delle misure di Cervia
La vera matrice delle misure di Cervia
Nel maggio 1635 il Consiglio generale della Comunità di Cervia rileva che “molte cose vendibili in questa città come nel territorio che dovrebbero esser vendute e fatte con misura giusta, (…) sono vendute e fatte con quella misura che pare alli venditori, che oltre l'esser cosa disdicevole e anco dannosa alli compratori”. Si dà perciò mandato agli Anziani della Comunità di fare il campione (cioè la misura standard) “di tutto quello che si venderà a misura come la misura delle legne grosse, che si vendono a passo come le pietre cioè quadrilli, quadretti, tavelle, coppi et altri simili et ogn'altra cosa che si venda a misura”. Si decide anche che, come nelle altre città della Provincia, i campioni devono essere posti in un luogo pubblico “acciò ogn'uno veda il fatto suo”.

In effetti pietre o campioni delle misure contemporanee si conservano ancora oggi in alcune città della Romagna come a Ravenna (1625) all'interno del Palazzo comunale o a Longiano su un muro nel cortile della rocca (1624).

La pietra di Cervia fu completata nel 1636 in calcare bianco e si riferisce a tutte le unità di misura a cui gli abitanti di Cervia dovevano adeguarsi.  Non a caso venne murata nella piazza destinata al commercio, ancora conosciuta in paese come Piazza delle erbe.
La Matrice presenta una serie di unità tipologiche con i relativi nomi incisi in italiano e in dialetto romagnolo riguardanti le sagome di elementi laterizi utilizzati per opere edilizie e di rivestimento: Tavella per i soffitti, Coppo per le coperture, Quadre per i pavimenti, Mattone per le murature. Inoltre, sono indicate alcune misure lineari tra le quali il Brazzo da marzaro ovvero del commerciante o il Piede di marangone ossia del falegname. Ai lati della lastra sono rappresentate
due misure curve: il Gavalo maggiore e il Gavalo migiano. Entrambi rappresentano le sagome (maggiore e mediana) di un quarto di un elemento circolare in legno curvato per la costruzione di ruote di carro, carrozze, mulini, etc. Non era riferito soltanto ad elementi in legno ma i Gavoli (qui a Cervia Gavalo) potevano essere anche in laterizio per la costruzione di particolari murature (pozzi, etc.).
Seguono poi le misure lineari: inciso sulla superficie del Gavalo maggiore si nota la misura delle Fassine, o meglio del legaccio (ströpla) che indicava la circonferenza minima della fascina: esso è
rappresentato in basso con la tipica capitozzatura del ramo e in alto con il ricciolo indicante la piega che con il tempo il legaccio assumeva seccando; il Passo di tela per le stoffe; la Lunghezza ed Altezza del passo de zocchi (della legna). La pietra venne terminata proprio con la determinazione della misura per la vendita della legna: il passo degli zocchi. Mancando un'unità locale il Comune aveva fatto richiesta a Cesena e a Ravenna per sapere quali fossero le misure adottate localmente. Non trovando nessuna delle due soddisfacenti il consiglio cervese decise di adottare un'unità intermedia stabilendo che anche questa fosse posta con le altre.
Long(hezza) e alt(ezza) del passo de zocchi doveva riferirsi alla misura di volume per la vendita della legna da ardere di pezzatura più grossa e la ligat(ura della) fassin(a) per la misurazione delle fascine di legna minuta.
Le misure di lunghezza attualmente non sono tutte leggibili: il passo agrimen(sorio) e di t(...), il passo (...) di te(...)

La piccola vasca posta al di sotto della Matrice presenta caratteristiche di riuso (unità di misura? acqua santiera? mortaio?).
Ancorata alla muratura mostra due protuberanze laterali, un foro circolare oblungo in posizione centrale e due incisioni verticali sul fronte.
Lo storico locale Gino Pilandri ne ha riconusciuto un mezzo staio o mezzino, una misura di capacità per cereali ed aridi (grani ecc.).

La pietra delle misure è stata restaurata nel 2015 dalla restauratrice Claudia Tedeschi con il contributo economico di Lions Club Cervia Ad Novas.
 


immagini del restauro (5 Mb)