Approfondimenti

Cervia: il quadrilatero
Cervia: il quadrilatero
L’architetto Girolamo Caccia, primo progettista della città

L’incarico di tradurre in un progetto formale urbanistico- architettonico le funzioni già individuate nel chirografo venne poi affidato all’ architetto Girolamo Caccia. L’architetto, forse originario di Roma, aveva operato nelle Marche e nel 1696 portando a compimento la realizzazione della Chiesa di San Pietro in Valle a Fano, uno dei capolavori dell’architettura barocca, iniziata da Giovan Battista Cavagna sul modello della Chiesa del Gesù. Sempre a Fano il Caccia, in collaborazione con l’olandese Cornelio Meyer, fu impegnato con studi e proposte per la ristrutturazione e il potenziamento del porto Borghese.
Prima della stesura del chirografo da parte di Innocenzo XII, la proposta era stata discussa ed approvata dalla “Congregazione deputata da N.S sopra l’affare di Cervia” componenti della Curia romana scrivevano al Cardinal Fulvio Astalli , Legato di Romagna, per dichiarare che avevano perorato la causa della nuova città e si erano adoperati per la sua realizzazione. La questione suscitava interesse tanto che il Cardinal Astalli non aveva perso tempo e prima ancora dell’approvazione definitiva del Papa aveva richiesto pareri e consigli per decidere a chi affidare il progetto. In una lettera del Cardinal Giovan Battista Valenti del 31 agosto 1697 – quasi tre mesi prima del chirografo pontificio – in risposta al Legato che gli aveva chiesto un parere sull’ ingegnere militare Cerruti era contenuto un parere molto favorevole per l’affidamento dell’incarico all’ architetto Girolamo Caccia:

Giachè V.E mi comanda, che con tutta la libertà e confidenza gli dica del Cerruti; il sentimento mio è che ancora sia giovane e benché pretenda, niente di meno crederei che opera la pratica quest’altro professore più avanzato, potesse con maggior economia servirla, et assistere all’opera. Un tale architetto Caccia, ch’ era per coteste parti e non mi dispiacerebbe, essendo uomo, che ha girato il mondo, e che l’economia l’ intende.
Forse il cardinale aveva avuto notizie di un lavoro del Caccia a Faenza dove sembra fosse impegnato, perché così continuava:

Sento anco che costì sia a Faenza si trovi un progetto della Chiesa nova, il gli è da secondare, ha esercitato, e che sia huomo d’ogni proposito. Se V.S li stima buoni se ne vaglia; del resto qua siamo scarsi e questi professori che sono in una poca di reputazione si partiranno di qua che per dar costà una scorza e ordinare; del resto poi se ne vogliono ritornare al loro impiego. Il Cerruti poi al presente sta imbarazzato con il Fortino, torre o altro, che vogliamo chiamarla che deve farsi ad Anzio per il nuovo ricovero di barche. E tutto questo è chiamato da N.S che non si sodisfa de disegni e modelli a causa della spesa; …

L’opinione del Cardinal Valenti sull’ingegnere Cerruti era chiara negativa; ma evidentemente il Legato di Romagna aveva richiesto al Valenti il parere su più progettisti perché:

Se poi V.E avesse qualche inclinazione per la persona di Monsieur Abramo, le dico, che questo stà in Nettuno, e sovraintende alla fabrica del suddetto nuovo ricovero ad Anzio, ne di là può muoversi perché N.S ha troppo cuore là solluzione di detta opera.
Monsieur Abramo dovrebbe essere l’architetto Abramo Paris che fu incaricato successivamente della progettazione del porto della nuova città di Cervia.

La genesi del primo progetto
Il progetto dell’architetto Girolamo Caccia derivava dallo schema del castrum romano. L’ipotesi di riutilizzare lo schema della città militare romana di forma quadrangolare era stata posta da alcuni grandi teorici della città del rinascimento come Sebastiano Serlio e Pietro Cataneo.
Il ricco dibattito sulla progettazione della città nel Cinquecento aveva avuto poche significative realizzazioni e maturato parecchi trattati prima sull’urbanistica civile e poi sulla città militare. In essi la città era rappresentata solo con un perimetro matematicamente determinato sulla carta per scopi difensivi. L’attenzione nel XVI secolo era rivolta alla cinta muraria e alla sua trasformazione in rapporto all’avvento delle artiglierie: In Italia le città di nuova fondazione avevano un origine militare ed erano solitamente centri di modeste dimensioni ed in posizione pianeggiante in cui il recinto murario poteva svilupparsi secondo un disegno coerentemente geometrico come Sabbioneta, Guastalla, Gattinara, Palmanova. In esse veniva esaltato il rigore matematico di una città progettata definitivamente secondo ragioni difensive. Vi era una rinuncia alla creatività progettuale che aveva fatto inventare soluzioni diversificate derivate dal condizionamento del luogo. Nel Seicento si iniziarono a costruire in tutta Europa nuove città di fondazione e gli ingegneri militari avevano una funzione egemone nel processo di ideazione. Queste nuove città si caratterizzavano per il fatto di avere il tracciato planimetrico regolare; a differenza delle città nuove del Rinascimento che si predisponevano sul terreno secondo le caratteristiche del luogo, si tendeva ora a delineare la città di nuova fondazione in una poligono regolare, variando la posizione rispetto alle linee visuali di difesa.

La città a pianta quadrata

La maggioranza delle città fortificate costruite avevano forma pentagonale o stellare con un sistema radiale di strade. Come mai il primo progetto di Cervia aveva la forma quadrata?
L’impianto urbanistico quadrato era stato riproposto da Albrecht Duerer nel 1527 in un trattato sulle fortificazioni militari: La città a pianta quadrata era costruita lungo un fiume di pianura al cui centro sorgeva una piazza quadrata con un’ esatta e articolata ripartizione per isolati dell’area urbana interna, organizzata su di una struttura gerarchica e funzionale. Lo schema quadrato fu subito recepito da altri trattati in particolare in quelli di Pietro Cataneo e di Bartolomeo Ammannati.
L’architetto senese Pietro Cataneo, che nel 1554 pubblicò I quattro primi libri di architettura proponeva una città di forma quadrata, dotata di moderni bastioni angolari, con una piazza centrale, caratterizzata al’interno da un impianto regolare: era una chiara trasposizione del castrum romano.
Bartolomeo Ammannati aveva proposto nel 1584 un interessante progetto di città quadrata, formata da tipologie edilizie diversificate all’interno di una struttura disposta gerarchicamente.
Pochissime furono realizzate in quanto erano giudicate troppo rigide per i vincoli che ponevano alla progettazione dell’interno e difficilmente difendibili dal punto di vista militare; tanto che nel trattato della fortificazione della città edito nel 1564 dall’ingegnere Jacomo Castriotto e dal giurista Girolamo Maggi si considerava questa pianta tra le più “imperfette”.
Come aveva affrontato il tema progettuale l’ideatore di Cervia nuova? La committenza, cioè la Reverenda Camera Apostolica ed in particolare il Tesoriere Generale Lorenzo Corsini, a cui premeva molto la realizzazione della nuova città, assieme al Cardinale Legato Fulvio Astalli (che sarà nominato il 20 novembre 1698 sovraintendente generale alle fabbriche di Cervia) avranno posto sicuramente almeno i seguenti obbiettivi:

a) il rispetto del chirografo pontificio per le residenze e le destinazioni funzionali richieste;
b) Una città chiusa e fortificata, considerato il clima di instabilità politica ed il pericolo delle incursioni dei corsari per i quali era stata costruita pochi anni prima la Torre San Michele;
c) Una città che fosse improntata ad una rigida organizzazione economica in cui fossero affrontati gli aspetti concreti, senza sprechi di alcun genere.

Il Caccia, già definito dal Cardinal Valenti “l’economia intende”, affrontò dogmaticamente il tema progettuale partendo da una problematica di tipo difensivo. Scegliendo i proprio modello dalla trattatistica militare, optò per lo schema quadrato, dopo aver riflettuto probabilmente sulla richiesta di costruzione di quaranta case: cioè quattro lati uguali di dieci case. Presa questa decisione fondamentale affrontò certamente gli aspetti concreti e studiò il progetto di una singola casa a schiera da disporre nello schema quadrato. Forse il punto debole del suo progetto era stato quello di aver applicato rigidamente il modello della trattatistica isolando il tema dal suo contesto reale. L’effettiva costruzione e la verifica sul posto dimostreranno che il suo progetto aveva affrontato solo la problematica residenziale delle case dei salinari, ma non quella della disposizione interna delle città: aveva cioè risposto alle richieste della committenza in maniera rigida e scolastica.