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TRAPOZAL
TRAPOZAL
Le località balnearihanno il dolce sapore della vacanza per il turista e l'amaro sapore del sudore del duro lavoro, concentrato nei pochi mesi estivi, per i residenti. Ma c'è una cosa che questi ultimi hanno il privilegio di assaporare: la nostalgica quiete delle leopardiane morte stagioni.
Quando tutta la scenografia estiva è avvolta nel cellophane del grigiore invernale, nelle giornate senza vento la spiaggia, il cielo ed il mare assumono camaleonticamente lo stesso colore perlato, avvolgono come una dolce coperta, rassicurano con il lento e ritmato flusso delle piccole onde, si lasciano fotografare, regalano splendide conchiglie, quelle che d'estate sono carpite alla spiaggia dalla manutenzione della Cooperativa bagnini e, pertanto, nessun turista vede; come non vede la suggestiva immensità reale dei chilometri di costa, senza ombrelloni, contornata dalla pineta e dai fantastici alberghi fantasma, con le finestre chiuse come occhi dormienti.
Le innumerevoli foci, inoltre, che danno alla nostra spiaggia la caratteristica sabbia argillosa portata dai fiumi, sono generose di oggetti dalle più strane interpretazioni, appoggiati sulla battigia dalle mareggiate. Alcuni sono bizzarri e lasciano spazio a fantasiose interpretazioni, come questa scultura naturale, ad esempio, un pezzo di legno consunto e levigato dall'acqua e dal sale che ha l'aspetto di un'anatra. In passato le donne raccoglievano questi legni come combustibile, i quali scaldavano, ma non facevano fiamma, soltanto fumo, per questo chiamati in dialetto locale trapozal, per l'odore acre che diffondevano, puzza appunto.

(Foto: Manuela Guarnieri)