La Mostra

Ti racconto una cosa...del primo giorno di scuola
Ti racconto una cosa...del primo giorno di scuola
1° ottobre 1950, avevo 13 anni: il primo giorno di scuola all’Agrario di Cesena. Era il primo anno e dovevo farne cinque. Ero arrivato a Cesena il giorno prima in bicicletta, non esisteva un funzionale servizio di autobus. I miei genitori mi avevano sistemato presso una famiglia vicino alla scuola che teneva gli studenti a dozzina. Avevo dormito in una stanza con altri due studenti: un ravennate ed un marchigiano, poi saremmo stati insieme per altri anni. Già questa situazione per me era una grande novità. Alla scuola ci si arrivava a piedi, andai con una borsa di cuoio con il manico, nuova (doveva durarmi 5 anni) e con la raccomandazione dei miei genitori di fare il bravo, di impegnarmi negli studi, perché loro facevano dei sacrifici per mantenermi agli studi fuori casa. Ed io questo lo avevo ben fisso nella mente.
Dal vialetto d’ingresso della scuola, alberato con i tigli, arrivai nel grande cortile ombreggiato da ippocastani, eravamo qualche centinaio di studenti, tutti maschi, in attesa di entrare nelle aule. Molti erano arrivati in bicicletta, altri con l’autobus dalla stazione ferroviaria, qualcuno con il motore: motom, cucciolo, guzzino, scooter.
Poi c’erano gli interni, cioè quelli del collegio.
Fra gli studenti delle classi superiori ve ne erano anche con oltre 20 anni d’età, evidentemente avevano perso qualche anno di scuola causa la guerra, qualcuno fumava le sigarette; io ero un ragazzino con i calzoni alla zuava e c’erano degli uomini e con loro, mi trovai subito un po’ in soggezione.
Le voci di tutti quegli studenti mi giungevano indistinte, ma via via si sono avvicinate, e di tanto in tanto ne afferravo qualcuna. Ascoltando pensavo anche alle parole di casa mia.
Ero un po' spaesato, ma ben contento di avere scelto quella scuola; la giornata, l’ambiente in piena campagna con il panorama delle colline vicine, mi piacque.
Poi finalmente la chiamata delle classi: io in I°C, ed eccomi nell’aula, seduto al banco accanto ad un ragazzo sconosciuto, era di Cesena.
Diventammo grandi amici. Io ero imbarazzato in quell’ambiente nuovo e insolito; timoroso e ben attento al cospetto dei professori, cercando di capire il loro linguaggio e interpretare lo stile espressivo, particolarmente per le nuova materie.
In quella classe vi erano alcuni cesenati, altri provenienti da paesi vicini e, fra gli interni, due marchigiani, uno di Varese ed un triestino. Con i compagni di quella scuola, nel passare degli anni, ci siamo trovati a pranzo diverse volte, anche fin da poco. Ho così avuto dei compagni di classe meravigliosi ed è stata una scuola eccezionale, veramente ad alto livello istruttivo, finita in 5 anni, ove ho ottenuto un titolo di studio che mi ha permesso di avere un lavoro interessantissimo.

Massimo Carli