Negli anni passati il trebbo era l'unico momento di unione e convivialità. Ci si trovava nelle stalle, dove gli adulti raccontavano storie e aneddoti e i bambini ascoltavano di nascosto per non essere mandati subito a letto. Il trebbo era una condivisione del tempo, dello spazio e delle parole. Il proteggersi dal freddo in inverni troppo rigidi e la voglia di scambiarsi idee e racconti del giorno appena concluso, tutto questo muoveva le persone ad incontrarsi al trebbo, dove la saggezza passa di bocca in bocca e da vecchio a giovane. Ma il trebbo non era solo un'usanza delle campagne , anche in mare c'era una forma di unione,sui pescherecci dove il raccontare aiutava a far passare le ore lente tra una "calata e l'altra", tra il pescare poco e un'onda troppo intensa.
Oggi il trebbo non esiste più, ma alcuni ancora lo ricordano e in molti hanno piacevolmente partecipato all'iniziativa promossa dall'Ecomuseo del Sale e del Mare e dal Comune di Cervia. I pescatori ormai in pensione, spronati dall'umorismo calzante di Maria Pia Timo, si sono dati appuntamento a MUSA, per raccontare e raccontarsi, quello che una volta c'era e oggi non c'è più.
Sistemi di navigazione ormai a riposo, nebbia all'improvviso, una tempesta non attesa, quella volta che...
Coinvolte anche le mogli dei pescatoriche, di fronte al pubblico per la prima volta, hanno raccontato la vita di chi aspetta il proprio sposo nelle notti di burrasca oppure di chi aspetta e basta. Della vita passata da sole con i figli piccoli e di come ci si organizzava per vendere il pesce al mercato, in campagna, nei paesi vicini.
Momenti preziosi per tramandare valori, speranze, visioni di un mondo che cambia veloce e che oggi non esiste più. Lo hanno fatto con pazienza, con simpatia, con ilarità e, a volte, con nostalgia.